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  • Il blog della SIFM

Carlo Brentari - UMWELT. BREVE STORIA DI UN CONCETTO

PANEL NATURA/AMBIENTE

1) Introduzione

L’intento del presente contributo è offrire una sintetica panoramica della storia del termine tedesco Umwelt, comunemente tradotto in italiano con ambiente. L’interesse di tale storia risiede nei cambiamenti, a volte estremamente profondi, che investono il termine (e il concetto che esso veicola) al mutare delle epoche e degli autori. Tali cambiamenti riguardano una questione di estremo interesse per la filosofia e per l’antropologia filosofica, ovvero quale sia il rapporto tra il soggetto dell’esperienza e l’insieme di elementi reali che lo circondano. Come vedremo, la storia del termine Umwelt si presenterà ai nostri occhi come una serie di oscillazioni tra accezioni “soggettive” e “oggettive”: un movimento pendolare tra significati incentrati sul ruolo costitutivo del soggetto e significati che, al contrario, affermano l’oggettività della dimensione ambientale e la sua indipendenza dalla soggettività esperiente. Un’ultima avvertenza: nel delineare la storia del concetto, prenderemo in esame aree semantiche anche molto lontane tra loro, spaziando dalla letteratura alla biologia teorica, dall’ecologia all’etica ambientale. Quella che proponiamo non è dunque una storia del termine Umwelt in filosofia, ma un’analisi filosofica dei mutamenti di significato che esso ha attraversato man mano che il suo impiego si è diffuso in diverse aree dell’indagine critica sulla realtà (nonché, come vedremo, nella lingua tedesca corrente, dove il termine è oggi ampiamente attestato).

2) Etimologia e prime occorrenze del termine

Il termine tedesco Umwelt (solitamente tradotto in inglese con environment, in francese con environnement o milieu e in italiano con ambiente) è relativamente giovane. Esso fa la sua prima comparsa nell’anno 1800, nella poesia Napoleondel poeta danese J-I. Baggesen (1764-1826)[1]. Non è chiaro se Baggesen che scriveva sia in danese che in tedesco, abbia coniato il termine a partire dal danese omwerden, ma è più probabile che il termine originale fosse quello tedesco[2]. La parola è composta dal prefisso um, “attorno”, e dal sostantivo di genere femminile Welt, “mondo”. Di conseguenza, esso si riferisce al “mondo circostante”; e il centro attorno al quale la Umwelt si dispiega è il soggetto esperiente. Detto per inciso, la traduzione italiana, “ambiente”, è del tutto adeguata dal punto di vista etimologico, in quanto restituisce appieno il senso della preposizione tedesca um: “ambiente” deriva infatti dal participio ambiens, -tisdel verbo latino ambire, “girare attorno a qualcosa”. Ciò che va perduto è invece il riferimento al mondo, alla Welt; non sorprende quindi che molti traduttori di ambito filosofico preferiscano tradurre Umwelt con l’espressione “mondo-ambiente”[3].

Ma torniamo alla prima occorrenza del termine. Nell’ambientazione lirica della poesia di Baggesen, Napoleon, la Umwelt è il contesto naturale, prevalentemente ostile, che circonda il poeta:

Und es verwandelt die Fluth in Feuer sich, Nebel im Nordlicht,

Regen in Strahlenerguß, dass von fern erscheint der Umwelt

Ein’ etherische Feste die Schicksalshölle des Dichters

[E i flutti si mutano in fuoco, la nebbia nella luce del Nord,

la pioggia in una cascata di raggi, cosicché da lontano l’inferno a cui il poeta è destinato

appare all’ambiente come un’eterea fortezza]»[4].

Molti interpreti hanno letto questi versi come se la Umwelt fosse la totalità delle condizioni esterne, che vengono trasformate in luce e fuoco da una sorta di visione poetica. Per Sutrop, ad esempio, questo passo suggerisce l’equivalenza seguente: «surroundings: hostile world around (Umgebung: feindliche Welt ringsum)»; egli afferma poi, coerentemente con tale equivalenza: «Here the Umwelt appears from a distance as an etheric castle, as the fate-hell of a poet»[5].

Questa interpretazione, tuttavia, non è corretta. Nella citazione sopra riportata, il caso grammaticale di Umwelt è il dativo; il termine è infatti preceduto dall’articolo “der”, e non da “die” come dovrebbe essere se fosse un normale nominativo femminile. Nella traduzione italiana, il corrispettivo del dativo è il complemento di termine, che diventa quindi «da lontano l’inferno a cui il poeta è destinato appare all’ambiente [erscheint der Umwelt] come un’eterea fortezza». Il punto non è trascurabile, perché implica che già alla sua prima occorrenza la Umwelt è personificata: nella finzione poetica essa è vista come un soggetto al quale qualcosa può apparire in un dato modo. Questa tesi è rafforzata da un’altra poesia di Baggesen, Parthenais, in cui si legge:

Derweil ihr allein ein weniges ausruht

Hier auf dem blumigen Grase, wo rings euch schirmet die Wölbung

Schroffer Gebirghöhn, fern von begegnenden Blicken der Umwelt

[per ora riposa un po’ qua,

sull’erba fiorita dove, tutt’attorno a te, il riparo di un arco si innalza

di alte scoscese montagne, lontano dagli sguardi esigenti dell’ambiente][6].

In questo passo, la personificazione è rafforzata dalla metafora degli “sguardi della Umwelt”, dai quali le montagne offrono riposo e riparo. Affine a questa interpretazione è la tesi di Gerahld Schnedl per cui nella poesia di Baggesen, dietro il termine Umwelt ci sarebbe «l’ambiente che legge [die lesende Umwelt] il poeta. Umwelt era per Baggesen l’Altro, quello che sta “qua-fuori” [“Da-draußen”] opposto al Sé esperiente»[7]. Al suo primo apparire nelle poesie di Baggesen, dunque, il termine Umwelt ha due connotazioni principali: l’ostilità, un elemento riconosciuto da tutti gli interpreti[8], e la soggettività oppositiva, una caratteristica su cui ci soffermeremo nel dettaglio nel prosieguo della nostra storia del concetto. Nel lessico poetico di Baggesen la Umwelt sembra essere un ostile mondo esterno che osserva e giudica il poeta; come afferma Albertensen, il rapporto tra l’io e la Umwelt/Altro si configura come una sorta di «comunicazione manchevole [fehlende Kommunikation[9].

Nella prima metà del XIX secolo, il termine viene usato da Goethe in un’accezione decisamente più positiva, ma anche più oggettiva e convenzionale:

La giornata è lunga, la meditazione indisturbata, e le meravigliose immagini del mondo che mi circonda [die herrlichen Bilder der Umwelt] non soffocano punto il sentimento poetico, anzi lo evocano tanto più vivamente grazie all’aiuto del moto e dell’aria libera[10].

I tratti dell’ostilità e della personificazione scompaiono, mentre prevale l’idea della Umwelt come l’insieme delle immagini che provengono dal paesaggio naturale. Questa neutralità rende la parola Umwelt sinonimica rispetto a un altro termine usato da Goethe, Umgebung, il quale (liberamente ma correttamente) viene tradotto da Thomas Carlyle con l’espressione inglese «environment of circumstances»[11]. Può essere fatta risalire a questo momento la prassi di tradurre sia Umgebung che Umwelt con il termine inglese di environment e con quello italiano di “ambiente” (a meno che, come vedremo parlando di Jakob von Uexküll, il contesto teorico non richieda di distinguere i due termini).

Ad ogni modo, fino alla metà del XIX secolo Umwelt viene usato prevalentemente in modo poetico e impreciso, come sostituto poco frequente di “mondo esterno”, “dintorni”, “paraggi” eccetera. Questa tesi è rafforzata dal sobrio commento di Leo Spitzer per cui il neologismo Umwelt sarebbe stato creato in primo luogo «in order to meet the requirements of German metrics»[12]. L’uso concettuale del termine inizia invece nella seconda parte del XIX secolo, quando la sua storia si intreccia con quella del termine francese milieu.

Secondo il Trésor de la langue française, il significato di milieu oscilla tra “centro geometrico” (come nell’espressione “être au milieu de”) e “medium meccanico” (vale a dire il contesto fisico, l’elemento o il campo di forze in cui ha luogo un determinato processo: l’aria come il milieu di un uccello in volo, eccetera)[13]. Nella seconda accezione, il termine ricorre con frequenza nelle opere degli Enciclopedisti francesi, in Newton e, più tardi, nel positivismo francese. Nella sua storia recente, il termine milieu ha trovato ampio impiego in sociologia e nel romanzo realista, nonché in biologia e nelle scienze ambientali. È proprio in questi ambiti che esso incontra il termine tedesco di Umwelt, che viene spesso usato per tradurlo dal francese al tedesco. Nella sintetica ma accurata ricostruzione di Georges Canguilhem,

sia la nozione che il termine di ambiente [milieu] sono stati introdotti nell’ambito della biologia nel corso della seconda metà del secolo XVIII. La nozione meccanica di ambiente, non il termine stesso, nasce con Newton e nell’Encyclopedie di d’Alembert e Diderot, sotto la voce Ambiente, il termine è presente nel suo significato meccanico. Il termine viene introdotto in biologia da Lamarck […]. Etienne Geoffroy Saint-Hilaire nel 1831 e Comte nel 1838 usano il termine al singolare, come un termine astratto. Nel 1842, nella prefazione della Comédie humaine, Balzac gli conferisce il diritto di cittadinanza nella letteratura e Taine lo consacrerà come uno dei tre principi della spiegazione analitica della storia accanto, come è noto, alla razza e al momento [le moment]. I biologi neolamarckiani francesi successivi al 1870 […] – derivano il termine da Taine più che da Lamarck[14].

Se, nella sua accezione fisico-meccanica, il termine milieu si riferiva al medium in cui un processo naturale ha luogo, in quella biologica e sociologica esso inizia a indicare il complesso delle forze e dei sotto-processi che influenzano un oggetto (un organismo, una persona, un gruppo) e il suo comportamento. In sociologia e psicologia sociale, il termine rimanda ora al contesto storico, sociale e familiare in cui una persona diventa adulta e da cui essa è influenzata o addirittura plasmata.

Un punto saliente di questa dinamica è marcato secondo Canguilhem dall’opera di August Comte, a cui vengono fatti risalire due tratti di base del milieu: il carattere olistico (l’ambiente come complesso unitario dei fattori esterni) e l’idea che tra ambiente e organismo ci sia una rete di influenze reciproche, così che il sistema-ambiente non può modificare l’organismo senza esserne a sua volta modificato[15]. Inoltre, pur senza abbandonare completamente l’accezione fisico-meccanica del termine Comte inizia ad attribuire agli organismi una maggiore spontaneità nella configurazione della relazione adattativa con l’ambiente. Questa tendenza, che Lamarck esasperava nella tesi dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti, continua in realtà anche con Darwin (al di là delle interpretazioni deterministiche che sono state date della teoria evolutiva). Nella teoria darwiniana classica, infatti, le mutazioni casuali degli organismi costituiscono una sorta di “proposte” che l’organismo rivolge all’ambiente e che sono poi approvate o rifiutate in base al loro valore adattativo. Attraverso questo processo di reinterpretazione in senso evoluzionista, una nozione nata per descrivere la meccanica delle forze trova impiego nel dominio degli esseri viventi, supera la fase sociologica e diventa «autenticamente biologica»[16]. Lo stesso processo rende poi possibile la convergenza semantica di milieu e Umwelt, una convergenza che, inizialmente, prese la forma della prassi di tradurre il primo termine con il secondo nelle edizioni tedesche delle opere di Comte e Lamarck. Se ripercorriamo il tracciato delle nostre analisi etimologiche, e ricordiamo in particolare come Umwelt sia nato per personificare l’ambiente con cui il poeta romantico è in contatto, possiamo affermare (con Leo Spitzer) che «under the influence of the biologico-sociological “milieu” Umwelt was deflected from it course; […] it came to be invested with the sharply circumscribed task of translating a technical term of science»[17].

3) L’utilizzo del termine nel pensiero di Jakob von Uexküll

La «deviazione dal suo corso» sembra consistere nella perdita, da parte del termine Umwelt, della funzione di personificazione e soggettivizzazione della realtà circostante che esso aveva nell’uso poetico, una perdita che sembra averlo reso pienamente disponibile per un uso scientifico e oggettivo (a partire dalla traduzione di milieu). Sempre secondo Spitzer, però, questa trasformazione non è completa: «Umwelt was never swept completely within the orbit of milieu; even today its original subjective nuance has not been lost for it refers to the milieu not simply as to objective environment, but in so far as this is seen from the point of view of individual»[18]. La seconda sezione del mio contributo si dedicherà, senza pretesa di completezza vista l’ampiezza del tema, a mostrare alcuni snodi teorici del pensiero contemporaneo che confermano il giudizio di Spitzer. In essi l’oscillazione del concetto verso il polo soggettivo è particolarmente evidente, e non si tratterà affatto (come vedremo) del mero recupero della funzione di personificazione che esso aveva nel lessico poetico di Baggesen.

Per introdurre questa sezione, partiamo dall’analisi della voce che lo Oxford English Dictionary dedica al termine Umwelt. Va precisato che il termine (a volte scritto in minuscolo, umwelt) è entrato da poco nella lingua inglese e che lo ha fatto tramite la filosofia continentale (in particolare, come vedremo, il pensiero di Jakob von Uexküll e gli autori che lo riprendono). Lo Oxford English Dictionary online definisce Umwelt come «the outer world, or reality, as it affects the organism inhabiting it»[19]. Nella stessa voce questa definizione oggettivante, che andrebbe molto bene anche per milieu, è però seguita (con un effetto involontariamente contraddittorio) dal riferimento a una rosa di autori che è molto difficile riportare a una visione realista e oggettiva del rapporto tra organismi (umani e non umani) e realtà circostante: Jakob von Uexküll, Martin Heidegger e Jacques Lacan. Poiché per quanto riguarda la riflessione sul concetto di Umwelt Heidegger e Lacan si rifanno a Uexküll, è ora opportuno cercare di capire perché la sola menzione del suo nome basti ad attenuare l’accezione oggettivista che del termine dà il dizionario da cui siamo partiti.

Jakob von Uexküll (1864-1944), uno dei principali esponenti della corrente neovitalista in biologia teorica, è spesso erroneamente indicato come l’ideatore del termine Umwelt. Come abbiamo visto, in realtà il termine ha una storia antecedente. Il ruolo di Uexküll sarà quello di diffonderne l’uso filosofico e di ripristinarne il legame con il soggetto in un periodo, i primi due decenni del XX secolo, in cui esso sembrava essere utilizzabile solo all’interno di approcci oggettivi, se non addirittura di ispirazione positivista. Nel pensiero di Uexküll, Umwelt è il mondo dell’esperienza percettiva e operativa degli organismi dotati di ricettività (a partire da esseri unicellulari, come l’ameba, per arrivare ad animali complessi, dotati di un sistema nervoso articolato in diversi canali sensoriali). Tale mondo dell’esperienza è soggettivo in almeno due sensi: dal punto di vista biologico, esso è specie-specifico; dal punto di vista filosofico, è il prodotto dell’attività costitutiva del soggetto esperiente.

Fermiamoci su quest’ultimo aspetto, centrale per comprendere in che modo Uexküll imprime al termine Umweltuna nuova oscillazione verso il polo della soggettività. Nella teoria del biologo estone, l’attività del soggetto animale è costitutiva in senso forte: il soggetto parte da informi stimolazioni sensoriali che vengono tradotte in percezioni coerenti e sintetizzate in oggetti ambientali (Umweltdinge). Come si sarà compreso dal lessico, Uexküll è un deciso sostenitore della validità dell’approccio trascendentale kantiano in biologia. Mi limito qui a una sola citazione:

Il compito della biologia consiste nell’ampliare in due direzioni i risultati delle ricerche di Kant: I. nel prendere in considerazione anche il ruolo del nostro corpo, in particolare dei nostri organi di senso e del nostro sistema nervoso centrale, e II. nell’indagare i rapporti con gli oggetti degli altri soggetti (gli animali)[20].

Dire che la Umwelt è una costruzione trascendentale significa affermare che tutti gli elementi percettivi (Merkmale) e tutti i punti di contatto tra la realtà esterna e l’azione dell’organismo (nella terminologia di Uexküll, i Wirkmale) sono prodotti dal soggetto. Certo, lo sono a partire dalla “rapsodia” di stimolazioni sensoriali che anche Kant pone come punto d’inizio della costituzione del mondo dell’esperienza, ma (di nuovo, come in Kant) la costruzione dell’esperienza non sottostà ad alcun vincolo di rispecchiamento mimetico della realtà esterna o di trasmissione di informazioni su di essa (che resterà quindi, per Uexküll come per Kant, un’ignota cosa in sé). In entrambi, il soggetto è legislatore[21]. La soggettività, vista come capacità di dare senso a un remoto mondo esterno costituendolo in ambiente proprio, è così parte integrante del concetto uexkülliano di organismo.

La Umwelt è la sfera percettiva e operativa che, in maniera specie-specifica, ogni soggetto animale dispiega attorno a sé; per favorire la comprensione di questo concetto, Uexküll si serve delle immagini della bolla e del tunnel. A seconda della specie di appartenenza, i mondi soggettivi degli animali possono presentare diversi livelli di ricchezza ed essere organizzati attorno a strutture logico-cognitive molto varie. Nella vasta panoramica che Uexküll offre in Ambienti animali e ambienti umani, si passa da Umwelten elementari come quelle della medusa, dell’ameba e del paramecio, basate sulla produzione di un unico tratto percettivo, agli ambienti già più complessi della zecca e del riccio di mare, in cui il soggetto opera in base a combinazioni e successioni fisse di stimoli, per poi passare ai mondi soggettivi costituiti in base alla produzione e al successivo ri-avvertimento di forme geometriche (l’ambiente dell’ape) e, infine, alla sintesi (anche qui, con successivo ri-avvertimento) di oggetti unitari, stabili nel tempo e organizzati in base alla distinzione categoriale tra soggetto e qualità (l’ambiente degli animali superiori e dell’uomo). Gli organismi producono le proprietà logico-cognitive del loro ambiente, ma – con la parziale eccezione dell’uomo – non le comprendono sul piano teorico. Tali proprietà sono presenti sul piano operativo; con le parole di Maurice Merleau-Ponty, attento interprete di Uexküll, pur essendo un prodotto della soggettività trascendentale i tratti della Umweltesistono «per il comportamento di un animale, ma non necessariamente per la sua coscienza»[22].

In sintesi, la teoria uexkülliana dell’ambiente è un ampliamento dell’idealismo trascendentale kantiano che ne permette l’applicazione a diverse tipologie biologiche ed etologiche di soggettività. Senza entrare nei dettagli delle tesi fisiologiche e biologico-teoriche che permettono a Uexküll questa operazione, mi limito qui ad evidenziarne alcune implicazioni per la nostra storia del termine Umwelt. La conseguenza più immediata è che, se è il soggetto a determinare la Umwelt, immediatamente cade la presunta sinonimia tra Umwelt e milieu che abbiamo sopra rilevato: «Nessuno» – scrive esplicitamente Uexküll – «è semplicemente il prodotto del suo milieu – ognuno è signore [Meister] della sua Umwelt»[23].

D’altro canto, però, l’assegnazione al soggetto di un ruolo costitutivo verso la Umwelt porta con sé due rischi di tutto rilievo. Primo rischio: il radicamento nella concezione kantiana del soggetto porta con sé il tratto della fenomenicità dei mondi dell’esperienza. «Ci sono tanti mondi quanti sono i soggetti» – scrive Uexküll – «e […] questi mondi sono mondi fenomenici [Erscheinungswelten] che possono essere compresi solo in rapporto ai soggetti»[24]. E, come ben mostra Maurizio Esposito nella sua analisi del particolare kantismo di Uexküll[25], la fenomenicità del mondo dell’esperienza rischia di diventare illusorietà, con una dinamica simile a quanto accade nella prosecuzione schopenhaueriana del kantismo. Secondo rischio: l’affievolirsi della convinzione, ancora ben salda in Kant ma molto più fragile in epoche posteriori, della costitutiva universalità del soggetto può tradursi in un calo di fiducia nell’omogeneità e nella comunicabilità dei diversi mondi dell’esperienza. È il problema del solipsismo, di cui Uexküll è consapevole ma di cui nega la gravità facendo ricorso, in maniera apodittica, a un’istanza teleologica superiore (la Natura come soggetto sovraordinato), che si occuperebbe di accordare tra loro i diversi ambienti specie-specifici in una sorta di leibniziana armonizzazione continua. In un testo attento alle implicazioni filosofiche della sua teoria qual è L’immortale spirito della natura, dopo aver proposto e discusso un’analogia tra le diverse Umwelten e le immagini di un prato riflesse nelle gocce di rugiada presenti sui suoi steli d’erba, Uexküll conclude che «la teoria dell’ambiente [Umwelt] non ha nulla a che vedere con lo sciocco solipsismo»[26]; tale conclusione, tuttavia, resta più un auspicio che una posizione consolidata. Non è qui possibile entrare nel dettaglio delle conseguenze dell’azione congiunta di questi due rischi teorici; ci limitiamo a rilevare che essi sono non solo inscindibilmente legati, ma anche amplificati dall’applicazione di un soggettivismo di tipo kantiano all’indagine etologica e cognitiva del mondo animale.

4) Dopo Uexküll. Il linguaggio quotidiano e gli utilizzi filosofici del termine Umwelt

L’accezione uexkülliana è probabilmente il punto di massimo soggettivismo toccato dal movimento pendolare tra oggetto e soggetto che la nostra storia del termine Umwelt mette in scena. I modi d’impiego successivi, di cui veniamo ora a occuparci in maniera sintetica, vedono tutti l’abbandono della tesi kantiana della funzione costitutiva del soggetto nei confronti del mondo dell’esperienza e (in gradi diversi) il ritorno a una concezione oggettiva del mondo circostante. Con un’inevitabile semplificazione, si può affermare che, dopo Uexküll, la traiettoria del termine Umwelt vede una netta biforcazione. Da un lato esso entra nel lessico della lingua tedesca corrente come termine chiave dell’ecologia, come nelle parole di uso quotidiano Umweltschutz o Umweltfreundlich; dall’altro, il termine prosegue la sua storia di concetto filosofico, passando per una nutrita serie di interpreti del pensiero uexkülliano che appartengono a diversi ambiti disciplinari, dall’antropologia filosofica del XX secolo alla biosemiotica contemporanea (la cui lingua veicolare è l’inglese). Cercherò ora, in maniera sintetica, di indicare alcuni punti chiave per entrambe le diramazioni dello sviluppo del concetto.

4.1 Umwelt nel lessico della lingua tedesca corrente tra XX e XXI secolo

Il processo di acquisizione di un significato oggettivo da parte del termine Umwelt inizia negli anni Trenta del XX secolo e si accentua nel secondo dopoguerra. L’ambito disciplinare in cui esso si colloca è l’ecologia; le figure più importanti a questo proposito sono l’ecologo di riferimento del Terzo Reich Karl Friederichs (1878-1969) e i biologi August Thienemann (1882-1960) e Lothar Gottlieb Tirala (1886-1974), quest’ultimo un allievo di Uexküll. Al termine di questo processo di risignificazione, Umwelt viene a riferirsi al complesso delle condizioni e delle dinamiche naturali che rendono possibile la vita sulla Terra. Questa transizione presenta molte fasi intermedie e molte sfumature. Da un lato, la tendenza uexkülliana a istituire una stretta connessione tra organismo e ambiente (l’idea del sistema animale/Umwelt) poté servire (per opera soprattutto di Tirala) come supporto teoretico della tesi della coappartenenza profonda, quasi mistica, tra la “razza” e il suo territorio, se non addirittura tra il “sangue” e il “suolo”[27]. Al tempo stesso però gli ecologi nazionalsocialisti dovettero apportare un cambiamento basilare alla teoria uexkülliana, inserendo l’immagine del sistema organismo/Umwelt nel contesto del darwinismo della prima metà del XX secolo.

Se, come si è detto, l’effetto complessivo dell’utilizzo del termine da parte dell’ecologia nazionalsocialista è quello di renderlo oggettivo, una piccola componente di soggettivismo resta però presente soprattutto in Tirala e Thienemann, anche se all’interno di un deciso rovesciamento. Ora è il soggetto/razza ad essere determinato e plasmato dalla Umwelt, tramite il processo dell’evoluzione per selezione naturale. Tale tesi è funzionale, in questi autori, alla giustificazione della presunta superiorità di alcune razze sulle altre: lo spietato ed esigente ambiente degli ariani – inteso in senso sia naturale che culturale: la Umwelt sembra qui includere una Weltanschauung, a testimonianza ulteriore di quanto fossero tenaci le radici soggettivistiche del termine – avrebbe forgiato il carattere della “razza superiore”. Ambienti più accoglienti avrebbero invece determinato le caratteristiche biologiche e la qualità delle razze inferiori[28].

Non è possibile entrare qui nei dettagli della trasformazione complessiva subita dal concetto di Umwelt in questi anni così carichi di sovra-interpretazioni ideologiche. Ciò che si può fare è mettere in luce i tratti che la nozione assume nel secondo dopoguerra. In questo periodo – ovvero dopo la morte di Uexküll, ma prima della sua riscoperta da parte della biosemiotica contemporanea, avvenuta a partire dagli anni Ottanta del XX secolo – il biologo estone è considerato come un vitalista fuori moda, se non addirittura come un mistico della natura. Contemporaneamente, la scomparsa della teoria razziale (che si spera definitiva) recide anche i residui legami che legavano la Umwelt culturale (intesa come Weltanschauung di un soggetto/razza) alla Umwelt biologica. Non da ultimo, l’ecologia cerca di proporsi il più possibile come una scienza naturale tra le altre, certo con una più immediata applicabilità etica ma comunque basata sulla raccolta e la sistematizzazione di dati oggettivi. Arriviamo così alla condizione sopra anticipata: Umwelt è l’insieme delle condizioni e dei processi naturali, sia inorganici che organici (ovvero legati ad altri esseri viventi), che ospitano e rendono possibile la vita sulla Terra. L’assunzione di questo nuovo significato è accompagnata dal fenomeno linguistico della sparizione dell’uso al plurale di Umwelt (Umwelten), un uso che ha senso solo finché la Umwelt è (solo o anche) la sfera dell’esperienza soggettiva specie-specifica di diversi organismi (o di diversi raggruppamenti umani). In questo nuovo senso oggettivo, nel tedesco contemporaneo il termine Umwelt è uno strumento irrinunciabile per l’ecologia intesa come protezione dell’ambiente (Umweltschutz) e per la corrispondente etica ambientale (Umweltethik). Senza più alcun riferimento al suo nucleo portante (l’idea della produzione soggettiva della Umwelt), anche nell’ecologia contemporanea rimane però qualcosa della riflessione uexkülliana: il forte carattere olistico della Umwelt e l’accentuazione dell’interconnessione tra i diversi organismi che la compongono.

4.2) La filosofia contemporanea e la biosemiotica

Se nella lingua tedesca corrente Umwelt è un termine di uso comune, in inglese Umwelt (a volte scritto in minuscolo, umwelt) è un termine tecnico usato in alcune discipline umanistiche come la filosofia (di impostazione continentale), la biosemiotica, la sociologia, l’architettura e altre. Nella maggior parte dei casi, l’uso specialistico del termine è legato alla riscoperta del pensiero di Uexküll. Nell’impossibilità di delineare il quadro completo di tale riscoperta, mi limito qui a segnalarne alcuni punti salienti. Tra i primi a recepire il pensiero di Uexküll rientrano gli autori appartenenti alla antropologia filosofica tedesca del XX secolo, in particolare Max Scheler (1874–1926), Helmuth Plessner (1892–1985) ed Arnold Gehlen (1904–76). Ad essi vanno aggiunti anche altre autori per certi versi vicini a tale corrente anche se non assimilabili ad essa, come Ernst Cassirer (1874–1975), Susanne Langer (1895–1985), Martin Heidegger (1889–1976) e José Ortega y Gasset (1883–1995). Una peculiarità di questa linea della ricezione di Uexküll è l’utilizzo oppositivo della coppia di concetti Welt/Umwelt; tale opposizione, non presente in Uexküll, è usata per distinguere in maniera qualitativa (e spesso radicale) gli esseri umani (aperti alla Welt) dagli animali non umani (che sarebbero rinchiusi nella Umwelt). In Heidegger, l’evidente intento di separare ontologicamente l’uomo dagli animali non umani porta a considerare il comportamento di questi ultimi come un insieme di reazioni innescate (o meglio, «disinibite»[29]) dalle caratteristiche della Umwelt specie-specifica. Qui la spontaneità del soggetto animale, un tratto che Uexküll sottolineava accentuando la connaturalità con la soggettività umana, è drasticamente ridotta[30].

Con maggiore discontinuità, e con intenti diversi, le tesi di Uexküll sugli organismi e sulla vita animale sono presenti in molti filosofi e biologi contemporanei (tralasciamo qui, per necessità espositive, le riprese etologiche): Adolf Portmann (1897–1982), Heini Hedinger (1908–1992), Ludwig von Bertalanffy (1901–1972), Klaus M. Meyer-Abich (1936–2018), Maurice Merleau-Ponty (1908–1961), Georges Canguilhem (1904–1995), Gilles Deleuze (1925–1995), Hans Blumenberg (1920–96), Noam Chomsky (1928–), Giorgio Agamben (1942–) e molti altri. La disciplina filosofica in cui la ricezione di Uexküll è più profonda e l’impiego del termine umwelt in accezione filosofica è più frequente è però la biosemiotica contemporanea. La lettura semiotica dell’opera di Uexküll vine inaugurata dal figlio di Jakob, Thure von Uexküll (1908–2004), e dallo zoosemiologo Thomas Sebeok (1920–2001); recentemente essa ha raggiunto un grande livello di vivacità e di capacità innovative con autori come Jesper Hoffmeyer (1942–2019), John Deely (1942–2017), Marcello Barbieri (1940–), Kalevi Kull (1952–), Claus Emmeche (1956–), Donald Favareau (1957–) e molti altri. Nella prospettiva della biosemiotica, la cui lingua veicolare è l’inglese, il termine tecnico umweltcontinua a riferirsi al mondo soggettivo dell’essere vivente, al suo irripetibile punto di vista sulla realtà oggettiva.

Da questi ambiti lessicali specialistici, il termine inglese umwelt è passato, in misura limitata, alla lingua inglese corrente. La situazione è però ancora fluida. Come abbiamo visto, l’Oxford English Dictionary ne dà una definizione realista e oggettivante che sembra andare nella direzione di una sinonimicità con environment (ovvero, di una corrispondenza con il tedesco Umwelt della lingua parlata contemporanea): «the outer world, or reality, as it affects the organism inhabiting it»[31]. Al tempo stesso, però, la scelta delle fonti filosofiche che dovrebbero supportare questa definizione (Uexküll, Heidegger e Lacan) ottiene invece il risultato contrario. Si può quindi, almeno per ora, essere d’accordo con la già menzionata affermazione di Spitzer per cui il termine inglese Umwelt non si è mai lasciato ricomprendere nell’area semantica del francesismo milieu e non ha perso quella sfumatura soggettiva che lo rende sì una porzione della realtà oggettiva esterna, ma una porzione che nasce attorno al punto di vista di un soggetto individuale[32]. La stessa tesi, espressa in una forma sintetica che ci permette di utilizzarla a mo’ di conclusione di questa nostra ricognizione della storia del termine Umwelt, è sostenuta da Geoffrey Winthrop-Young: grazie alla sua provenienza filosofica, «English umwelt [sic] is much closer to Uexküll’s Umwelt than the commonly used German Umwelt»[33].

[1] J. Baggesen, Poetische Werke in deutscher Sprache, vol. 2, Brockhaus, Leipzig 1836. [2] Si vedano i riferimenti a favore di questa tesi in V. Dahlerup, Ordbog over det danske sprog, Nordisk Forlag, København 1934, pp. 675-676; J. Grimm – W. Grimm, Deutsches Wörterbuch XI, Hirschel, Leipzig 1956, p. 1259; L. A. Albertsen, Umwelt, «Zeitschrift für deutsche Sprache», XXI (1965), pp. 115-118, qui p. 115; U. Sutrop, Umwelt – Word and concept: Two hundred years of semantic change, «Semiotica» CXXXIV, 1/4 (2001), pp. 447-462, qui p. 454. [3] Lo stesso problema si ha nel tradurre in altre lingue: il riferimento alla Welt si perde sia nell’inglese environment, sia nel francese milieu. In cinese, l’ideogramma con cui si traduce Umwelt riesce a mantenere sia il riferimento al soggetto che quello al mondo. 主体世界 può infatti essere tradotto come ‘mondo [世界] del soggetto [主体]’. Va detto però che l’ideogramma in questione è stato appositamente coniato per tradurre il termine Umwelt nel contesto della ricerca uexkülliana contemporanea. [4] J. Baggesen, Poetische Werke in deutscher Sprache, cit., p. 102; trad. mia. [5] U. Sutrop, Umwelt – Word and concept, cit., p. 454. [6] J. Baggesen, Parthenäis, Brockhaus, Leipzig 1819, p. 158. trad. mia. [7] G. Schnedl, Rechtswissenschaftliche und normative Umwelt(schutz)begriffe im nationalen und internationalen Kontext, in Funktionen des Rechts in der pluralistischen Wissensgesellschaft, S. Ulrich – G. Schnedl – R. Pirstner-Ebner (cur.), Böhlau, Wien-Köln-Graz 2007, pp. 511-546, qui p. 513; traduzione mia. [8] A. Albertsen, Umwelt, cit., p. 117; U. Sutrop, Umwelt – Word and concept, cit., p. 454. [9] A. Albertsen, Umwelt, cit., p. 117. [10] J.W. Goethe, Viaggio in Italia, tr. di E. Castellani, Arnoldo Mondadori, Milano 1997, p. 20. [11] T. Carlyle, Goethe, «The foreign Review and continental Miscellany» III, 2 (1928), pp. 80-127, qui p. 98. [12] L. Spitzer, Milieu and Ambiance: An Essay on Historical Semantics, «Philosophy and Phenomenological Research» III, 2 (1942), pp. 169-218, qui p. 208. [13] Trésor de la langue française: Dictionnaire de la langue du XIXe et du XXe siècle (1789-1960), Gallimard, Paris 1985, pp. 815-817. [14] G. Canguilhem, La conoscenza della vita, il Mulino, Bologna 1976, p. 185-217, qui pp. 185-186. [15] Ivi, pp. 189-191. [16] Ivi, p. 191. [17] L. Spitzer, Milieu and Ambiance, cit., p. 209. [18] Ivi, pp. 209-210. [19] Oxford English Dictionary online. URL: https://www.oed.com/view/Entry/208912?redirectedFrom=umwelt#eid. Ultimo accesso: 01 settembre 2020. [20] J. von Uexküll, Theoretische Biologie. 2. gänzlich neu bearbeitete Auflage, Springer, Berlin 1928, p. 3. [21] Per completezza va ricordato che Uexküll dispone anche di un termine più neutro per indicare la realtà esterna che circonda un organismo, ovvero di un termine che possa essere utilizzato prescindendo dal legame della Umwelt con il soggetto trascendentale. Si tratta del termine Umgebung, con il quale Umwelt perde quindi il rapporto di sinonimia sopra evidenziato per l’uso goethiano. Per il rapporto tra Umwelt e Umgebung, troppo complesso per poter essere trattato questa mia sintetica esposizione, cfr. J. von Uexküll, Ambienti animali e ambienti umani. Una passeggiata in mondi sconosciuti e invisibili, Quodlibet, Macerata 2010, p. 55 e M. Mazzeo, “Prefazione”, ivi, pp. 7-33, qui pp. 26-30. [22] M. Merleau-Ponty, La natura. Lezioni al Collège de France 1956-1960, Cortina, Milano 1996, p. 245. [23] J. von Uexküll, Weltanschauung und Gewissen, «Deutsche Rundschau», CXCVII (1923), pp. 253-266, qui p. 266. [24] J. von Uexküll, Theoretische Biologie, cit., p. 61. [25] M. Esposito, Kantian ticks, Uexküllian melodies, and the transformation of transcendental philosophy, in Jakob von Uexküll and Philosophy. Life, Environments, Anthropology, F. Michelini – C. Köchy (cur.), Routledge, Oxon-New York 2020, pp. 36-51, qui p. 39. [26] J. von Uexküll, L’immortale spirito della natura, Laterza, Bari 1947, pp. 57-58. [27] H. Weber, Organismus und Umwelt, «Der Biologe» XI (1942), pp. 57–68, qui p. 57; M. Stella – K. Kleisner, Uexküllian Umwelt as science and as ideology: the light and the dark side of a concept, «Theory in biosciences», CXXIX, 1 (2010), pp. 39-51, qui pp. 42-43. [28] M. Stella – K. Kleisner, Uexküllian Umwelt as science and as ideology, cit., p. 47. [29] Cfr. M. Heidegger, Concetti fondamentali della metafisica. Mondo – finitezza – solitudine, il melangolo, Genova 1992, pp. 327 ss. [30] Per una ricostruzione delle influenze di Uexküll e delle interpretazioni che sono state date del suo pensiero si veda X.XXXXXXX, Jakob von Uexküll. The Discovery of the Umwelt between Biosemiotics and Theoretical Biology, Springer, Dordrecht-Heidelberg-New York-London 2015, pp. 175-231. [31] Cfr. n. 18. [32] L. Spitzer, Milieu and Ambiance, cit., pp. 209–210. [33] G. Winthrop-Young, “Afterword”, in J. von Uexküll, A Foray into the Worlds of Animals and Men, pp. 209-243, qui p. 216.

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