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Giovanni Angelo Lodigiani - Come vivremo

COME VIVREMO? Nel tempo di sospensione che stiamo vivendo, governato da un elemento universale quale il distanziamento isolatore, l’immagine del futuro prossimo, oltre le auspicabili e programmate ripartenze, reca i contrassegni dell’irrinunciabile principio-speranza in raziocinante agone con il pessimismo. Quando l’elemento dividente diverrà contenuto, scopriremo, purtroppo, una parte della comunità sociale fiaccata e precaria sul come ritrovare quanto smarrito. Apriremo gli occhi e vedremo molte nuove povertà, scorgeremo debolezze esistenziali ancor più indebolite. Ma oggi, come del resto sempre, reale è vivere! E la sofferenza emargina dalla realtà: più alto è il numero dei sofferenti maggiore sarà il rischio di trovarsi in questi terreni contemporaneamente impervi e paludosi. Altrettanto vero che, chi vive nel nostro tempo senza la possibilità di partecipare al comune sociale, perché reso impossibilitato o dalla carenza di quelle che son ritenute indispensabili risorse, valutandolo quindi per ciò che non ha, o dalla freddezza oggettiva, dimentica degli affetti creati e vissuti, del dato anagrafico, stimandolo quindi per ciò che non è—e constatare questa nefasta ipotesi avvierebbe a dimenticar l’umano—, sparisce! Per poter soccorrere chi si troverà in difficoltà irreversibile per le sue sole forze, dovremo, innanzitutto e prima di ogni programmata ripartenza, dotare la nostra mente di quella intenzionalità adeguatamente giusta, capace immediatamente di riconoscere che ogni nostra azione ha un riflesso nella nostra e altrui vita perché siamo costitutivamente relazione. E così, come nel romanzo Le intermittenze della morte, di Josè Saramago, anche quest’ultima s’innamorerà, smetterà la sua missione perché vinta.


Giovanni Angelo Lodigiani Docente di giustizia riparativa e mediazione penale Università degli Studi dell’Insubria – Como


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